Ma chi sono gli anonimi su Linkedin?

Le visite anonime sul proprio profilo linkedin sono in costante aumento. Ma chi si nasconde dietro l’anonimato?

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Anonimi _lavoratori_
Immagine dell’ utente anonimo presa su: wall.alphacoders.com

Stavo gestendo il mio profilo Linkedin(per chi volesse aggiungermi)quando sulla mia home è comparsa una frase digitata da una professionista di Milano che esprimeva tutto il suo dissenso verso gli utenti anonimi che popolano il social del lavoro.

Da buon utente della rete ho espresso la mia opinione in merito, ma la dolce fanciulla dopo un breve scambio di battute ha definito questo fenomeno inusuale ed atipico per le “regole” dei social network.

In pochissimi minuti anche gli altri contatti della rete si sono allineati con le nostre opinioni e si sono generati dei feedback negativi su questa pratica che “falsifica” in parte il ruolo e lo scopo di Linkedin, ovvero conoscere e mettersi in contatto con nuovi professionisti e/o aziende.

Dal momento che anche io ho vissuto questa esperienza in prima persona in quanto periodicamente i miei insight segnalano visite da parte di utenti anonimi, questa interazione ha generato in me una curiosità tale da indagare su chi si celasse dietro l’ anonimato.

Dopo aver riflettuto a lungo sulle caratteristiche del social e sugli atteggiamenti dei singoli utenti che popolano la rete del lavoro e dopo aver letto in modo accurato le linee guida di Linkedin, ho dedotto che la navigazione anonima è prevalentemente utilizzata da alcune categorie ben definite. Però prima di delineare queste categorie è doveroso spiegare a tutti voi come si può navigare in modalità anonima.

Per nascondere la propria identità è sufficiente cliccare sulla propria foto in alto a destra e selezionare privacy ed impostazioni. Dopo aver inserito i dati di accesso, comparirà un pannello di controllo e da lì si dovrà selezionare la voce “seleziona le informazioni che gli altri vedono quando visiti il loro profilo”. Successivamente è necessario cliccare sull’ opzione”sarai completamente anonimo” per nascondere definitivamente la propria identità, ma questa procedura annullerà le statistiche del proprio profilo, quindi è poco consigliabile per tutti quegli utenti che utilizzano Linkedin per crescere professionalmente.

Ma dunque chi sono gli anonimi sul social?Andiamo a individuare le categorie di utenti che prediligono questa modalità di navigazione.

#Utenti fantasma.

In questa categoria di utenti rientrano tutti quei profili privati che si divertono a curiosare tra le informazioni degli altri contatti. La leggenda narra che su questo social ci siano molti latin lover che corteggiano spudoratamente le professioniste più belle come se Linkedin fosse un luogo per incontri virtuali. Pertanto l’ identità anonima è l’ ideale per chi vuole sbirciare le foto più belle e magari recuperare qualche contatto telefonico!.

#I nemici.

La seconda categoria di navigatori anonimi comprende tutte quelle attività o professionisti che sono in concorrenza diretta ed indiretta con la nostra attività e/o professione. Non dimentichiamoci che nella sezione informazioni personali è possibile aggiungere ed aggiornare costantemente i nostri lavori e per questo che l’ anonimato diventa un’ occasione ghiotta per “rubare” i trucchi del mestiere.

#I gestori dei gruppi.

Questa categoria si sta riducendo sempre di più poiché i gruppi sono stati abbandonati a se stessi per far spazio a Pulse,(leggi qui) ma alcuni amministratori adoperavano ed adoperano tuttora questa tecnica per “scovare” nuove risorse da inserire nei propri spazi comunicativi.

#Ceo ed aziende.

È la categoria di anonimi più ampia e diffusa nella rete del lavoro in quanto la maggior parte delle imprese predilige la navigazione anonima per evitare una serie di problematiche difficile da gestire.

È proprio su questo aspetto che mi sono soffermato durante lo scambio di opinioni che ho avuto ieri con la ragazza di Milano.

Lei affermava giustamente che le imprese hanno l’ obbligo di mostrarsi al pubblico rispettando i valori della lealtà e della trasparenza che caratterizzano le “regole” del web e in particolare dei social network. Come già detto in apertura dell’ articolo, questo pensiero ha “registrato” molti pareri positivi, tra cui il mio, perché nell’ epoca della comunicazione 3.0, l’ identità digitale deve essere mostrata pubblicamente da ognuno di noi, ma allo stesso tempo questa opinione è figlia di una visione completamente opposta al mondo imprenditoriale.

Infatti se le grandi realtà imprenditoriali navigassero su Linkedin con profili reali e non anonimi, queste ultime sarebbero sommerse da un sovraffollamento di dati difficili da gestire. Infatti alle centinaia (se non migliaia) di contatti quotidiani si aggiungessero i curriculum, i messaggi e gli atti di “stalkeraggio” da parte di chi è stato visitato, il database aziendale esploderebbe in un attimo.

Pertanto se non rientri nelle categoria delle bellezze angeliche da visitare e/o contattare assolutamente, le opzioni sono due. O i tuoi nemici ti spiano o le aziende ti hanno notato.

Autore: Angelo Cerrone

Vivo una vita reale ed una 3.0. Tutto ciò che passa per le mie mani viene digitalizzato. Sono un digital and social media strategist ma anche un blogger. Autore dell' ebook: "Come gestire l'assistenza clienti con Whatsapp".

5 thoughts on “Ma chi sono gli anonimi su Linkedin?”

  1. L’anonimato è sempre esisto in rete e mai sfruttato per cose positive, del resto se vuoi rimanere anonimo vuole dire che hai qualcosa da nascondere.

    Anche a me è capitato su LinkedIn di ricevere visite da sconosciuti e ti dirò la cosa mi ha infastidito molto, stai leggendo il mio profilo e perché non vuoi farmelo sapere?

    Ci posso stare quando parli di “nemici” devo spiare un mio competitor e non voglio farmi scoprire, ma perché un CEO o una azienda lo dovrebbe fare? Se non vuoi ricevere riscontri allora non ti devi proprio mettere sui Social è come quelli ce aprono un blog e bloccano i commenti o hanno una fanpage però non danno la possibilità ai proprio utenti di interagire.

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    1. Come ho scritto nell’ articolo anche io non condivido questa strategia di navigare nell’ anonimato perchè la trasparenza premia sempre. Però avendo gestito alcuni curriculum presso l’ agenzia dove lavoro, posso assicurarti che alcune risorse sono troppo invadenti e pur di essere selezionati sono capaci di scriverti ovunque. Quindi il problema andrebbe risolto a monte attraverso l’ introduzione di sistemi informatici che tolgono la “voce” a chi diventa invadente, un pò come è successo su Twitter.

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      1. ma una volta che tolgono l’opzione privata spunteranno tra i profili che hanno visitato mentre erano in modalità privata? della serie quei profili che hanno visitato il giorno prima.

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