La “Facebookizzazione” di Linkedin vanificherà ogni strategia di personal branding?!

Il comportamento di alcuni utenti di Linkedin ha dato vita ad un vero e proprio processo di facebookizzazione che potrebbe ledere qualsiasi strategia di personal branding.

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No ala facebookizzazione di Linkedin-min

In Italia il mercato del lavoro sta attraversando uno dei periodi più difficili della recente storia della Repubblica Italiana e trovare un’ occupazione soddisfacente in termini di retribuzione e di orari è un’ impresa quasi impossibile.

Queste difficoltà sono collegate ad una serie di fattori che caratterizzano il nostro Paese. Innanzitutto le autorità governative che si sono alternate nel corso degli ultimi decenni non sono state in grado di emanare normative ad hoc che tutelassero i diritti dei lavoratori, favorendo così quello stato di precarietà che caratterizza il lavoro in Italia.

Il secondo fattore che influisce negativamente sul tasso di occupazione è un’ insieme di condizioni di carattere sociale ed economico che qualificano la nostra amata Italia e le abitudini di acquisto di ogni singolo cittadino.

Infatti in questi ultimi anni si è registrato un calo di competitività del made in Italy nelle scelte degli stessi consumatori italiani e ciò ha portato ad una diminuzione costante dei processi produttivi e alla conseguente riduzione del personale presente in azienda.

Infine il terzo ed ultimo fattore che condiziona qualsiasi fase di selezione del personale è quello inerente all’ incapacità della forza lavoro(una buona parte)di valorizzarsi.

Oggigiorno le capacità professionali di ogni lavoratore, e in particolare dei professionisti, possono essere “evidenziate” solo mediante una serie di strategie di comunicazione che rientrano di diritto nelle cosiddette operazioni di personal branding.

In base alla definizione di Wikipedia, l’ espressione personal branding indica la capacità di promuovere se stessi, al fine di essere gradito o comunque appetibile nei confronti di una comunità di consociati, con modalità simili a quanto avviene in campo economico per i prodotti e/o servizi di un’ impresa.

Dunque queste attività “promozionali” vanno a qualificare le virtù, le qualità e le doti di tutti i professionisti che avranno l’ obbligo di incorporare i propri valori “professionali” in un’ unica immagine, un po’ come avviene per i brand aziendali che non sono delle semplici rappresentazioni grafiche della business idea ma bensì delle illustrazioni vettoriali ricche di quei valori aziendali elencati nella mission e nella vision dell’ impresa.

Fino a pochi anni fa, le attività di personal branding erano incluse nei curriculum cartacei e nelle classiche lettere di presentazione, mentre oggi esse vengono esercitate prevalentemente attraverso gli strumenti digitali e in particolare con i social network.

Quindi queste piattaforme di interazione non sono più un semplice luogo di svago e/o divertimento(vi ricordate il successo di Farmville su Facebook?) ma sono diventate un vero e proprio spazio interpersonale dove ogni informazione condivisa può essere oggetto di valorizzazione o di denigrazione della propria figura professionale.

Sicuramente tra i numerosissimi social presenti sul web, Linkedin è quello più adatto per il personal branding in quanto questo network offre una serie di strumenti che consentono di gestire in modo perfetto la propria attività professionale.

È sufficiente integrare al proprio profilo uno o più tool digitali, come ad esempio Branded.me, Lynda o Refresh, per esaltare le proprie capacità creative e predisporre le condizioni necessarie e sufficienti per dar luogo ad un’ attività di networking.

Dunque chiunque volesse mettere in atto una strategia di personal branding, efficace ed efficiente sotto il profilo comunicativo, avrà il dovere di condividere su Linkedin solo ed esclusivamente contenuti professionali e dall’elevato tasso qualitativo.

Però questa peculiarità rappresenta anche un fattore “limitativo” per lo stesso network in quanto i livelli di attivismo e di engagement sono inferiori a Facebook e a Twitter e per tali ragioni che Linkedin è stato “etichettato” come un social noioso.

Per “vivacizzare” quest’ ambiente professionale, alcuni utenti hanno dato vita al cosiddetto processo di “Facebookizzazione” di Linkedin che vanificherà nel breve tempo qualsiasi azione di personal branding.

Questo processo prevede la condivisione di contenuti poco rilevanti con il mondo del lavoro e/o di temi banali sotto il profilo professionale. Infatti le nostre home sono invase da giochi di logica, indovinelli, foto osé(ne sono stato testimone personalmente), vestiti, tacchi ed intimo sexy, nonché dagli immancabili gattini che ritornano prepotentemente nelle strategie di marketing personale.

Tutto ciò è stato messo in atto per stimolare l’ interazione tra i singoli utenti, in questo caso professionisti, e vivacizzare il proprio account, ma l’ utilità(sempre se ci fosse mai stata)di questa strategia è venuta meno nel momento in cui i feedback negativi hanno marchiato indelebilmente l’ immagine professionale di questi utenti della rete.

Se da un lato il processo di Facebookizzazione incentiva l’ engagement, dall’ altro lato lo stesso processo “uccide” la propria professione e mette a rischio tutte quelle strategie di personal branding poste in essere fino ad ora.

Dunque è giunto il momento di dire basta ai contenuti schiocchi e poco rilevanti in fondo nessuno ci obbliga a stare su Linkedin che è pur sempre un social del lavoro e non un network del “cazzeggio” come era Facebook ai tempi di Farmville.

Autore: Angelo Cerrone

Vivo una vita reale ed una 3.0. Tutto ciò che passa per le mie mani viene digitalizzato. Sono un digital and social media strategist ma anche un blogger. Scrivo post velenosi ma veritieri.

7 thoughts on “La “Facebookizzazione” di Linkedin vanificherà ogni strategia di personal branding?!”

  1. LinkedIn sta giocando con il fuoco e sta rischiando seriamente di bruciarsi. Emulare qualcuno o qualcosa è sempre sbagliato, specialmente sul web.

    Chi vince è chi originale, ogni Social ha la propria identità che lo contraddistingue e diventare troppo simile a qualcosa vuol dire rischiare di fallire.

    Anche perché quello che funziona su Facebook non è detto che funzioni anche su LinkedIn, e questo non è ancora ben chiaro. Gli ultimi aggiornamenti non mi sono piaciuti.

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    1. Il pericolo principale e` quello inerente ad una “banalizzazione” del personal branding, in quanto con una condivisione poco accurata e con argomentazioni poco professionali tutto viene sminuito. Sugli aggiornamenti ti do’ in parte ragione, forse l’ unica novità di rilievo e` branded.me ma in Italia non e` ancora esploso.

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  2. La cosa peggiore è che coloro che banalizzano il social non se ne rendono conto. Ed anzi,se qualcuno prova a far notare quanto siano inutili e banali certi interventi si vede pure mandare a “bloggare! “Insomma non penso che sia una questione di amministrazione del social ma di chi lo frequenta….ottima considerazione Angelo 😊

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