Essere licenziati con un tweet. Il calcio lancia una nuova moda?

Una squadra spagnola ha licenziato alcuni giocatori mediante un tweet. È l’annuncio di una nuova moda?.

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Ti licenzio con un-min

Fino a pochi giorni fa, “essere licenziati con un tweet” era un semplice articolo giornalistico dal tocco satirico realizzato dallo staff di Lercio per presentare il Jobs Act e le idee “rivoluzionarie” del Premier Matteo Renzi, mentre da ora in poi quell’ articolo potrebbe rappresentare una delle alternative per concludere un rapporto lavorativo.

Tutto è iniziato il 27 giugno quando il CD Lealtad, squadra di calcio della segunda division B del campionato spagnolo, ha licenziato ben sei giocatori con un tweet.

La notizia è stata riportata dalle testate giornalistiche di tutto il mondo, suscitando curiosità ed indignazione per questo nuovo metodo.

Seppur le sei persone coinvolte fossero calciatori professionisti(in Italia giocherebbero nella Lega Pro), lo sdegno si è rapidamente diffuso per la procedura adoperata che è apparsa “disumana” anche per una professione che vive spesso di eccessi e successi.

Infatti nonostante il tweet sia stato “addolcito” dalla classica frase di circostanza “Sarete la storia del Club! Buona Fortuna”, in quei 140 caratteri si può “intravedere” la freddezza dei rapporti che caratterizzano il mondo del lavoro.

Questo distacco “professionale” si è affermato con l’evoluzione del lavoro e degli stessi professionisti che sono in continua ricerca della propria stabilità lavorativa. Il posto fisso non esiste più, almeno nel campo privato, e ciò spinge ad un distacco emotivo verso i propri colleghi e datori di lavoro.

Nonostante sia una condizione tipica di molte realtà lavorative, i rapporti professionali non possono e non devono essere distaccati poiché il lavoro è fatto anche di “umanità”e in un ambiente armonioso si possono raggiungere grandi traguardi in termini di produttività e di prestazioni eseguite.

È proprio a causa della scarsa consonanza dell’ ambiente lavorativo che il CD Lealtad ha collezionato ben 16 sconfitte durante il campionato, raggiungendo la salvezza soltanto nelle ultime giornate.

La stagione calcistica della squadra spagnola si è conclusa con questo tweet che ha lasciato interdetti un po’ tutti, compresi i calciatori coinvolti. Ad esempio Hedrera, uno dei calciatori licenziati, ha twittato:“Scoprire di non giocare più in una squadra via Twitter…una nuova modalità”.

Il calciatore ha ragione, un rapporto lavorativo non può concludersi con un semplice tweet, per altro pubblico, in quanto con questa nuova modalità la carriera di ognuno di noi verrebbe “macchiata” dai quei 140 caratteri che non illustrerebbero le ragioni del licenziamento ma sottolineerebbero solo la conclusione di un accordo professionale.

E un accordo non può essere interrotto da un semplice tweet.

Autore: Angelo Cerrone

Vivo una vita reale ed una 3.0. Tutto ciò che passa per le mie mani viene digitalizzato. Sono un digital and social media strategist ma anche un blogger. Scrivo post velenosi ma veritieri.

29 thoughts on “Essere licenziati con un tweet. Il calcio lancia una nuova moda?”

  1. Sono sempre più convinto che il mondo è sempre meno social e i vigliacchi, quelli che sanno nascondersi dietro un monitor e una tastiera, sempre più numerosi. Ridatemi i tempi in cui bastava una stretta di mano per sugellare un accordo ed essere obbligati ad onorarlo.

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  2. Da (ex) legale mi pongo il problema del valore giuridico del tweet per comunicare al dipendente il licenziamento…evidentemente non può essere stato l’unico mezzo…altrimenti va a finire che i tribunali fanno le notifiche dei processi a mezzo Facebook e stiamo a posto… 🙂 Anche se ci fosse stata (e me lo auguro) una comunicazione ufficiale, il renderla pubblica su un social aggrava la posizione della dirigenza di questa squadraccia…in entrambi i casi credo che i poveri calciatori finiranno comunque per portare la società in tribunale… 😉

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    1. Amico mio sicuramente conosci meglio di me gli aspetti legali, ma rendere pubblico un licenziamento di massa è davvero il colmo. Il calcio è sempre stato luogo di sperimentazione ma una cosa del genere va al di là di ogni immaginazione. E se i procuratori avessero giostrato il tutto??Ormai sono loro che decidono le sorti dei propri assistiti.

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