Fare marketing tra la gente. Il caso “Dolce e Gabbana”.

Dolce e Gabbana hanno rivalutato Napoli e la sua storia con un evento unico nel suo genere. Cosa ci insegna la loro strategia?

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D&G

La scorsa settimana,Dolce e Gabbana hanno riscritto la storia del marketing e della comunicazione degli eventi in quanto il loro #dglovesnaples sarà un case history da tramandare alle future generazioni.

Per chi non lo sapesse,i due stilisti hanno organizzato una sfilata tra i vicoli più belli di Napoli,valorizzando i loro abiti,la cultura del popolo partenopeo e le tradizioni di una delle città più belle del Mediterraneo.

Vedere i modelli e le modelle passeggiare tra le vie del centro,riducendo le distanze tra impresa ed utente finale,è qualcosa di indescrivibile che dovrebbe farci riflettere su un aspetto fondamentale ma spesso sottovalutato:fare marketing significa vivere con le gente.

Questo concetto dovrebbe essere chiaro a chi si occupa di comunicazione di impresa ma purtroppo mentre D&G firmavano una delle pagine più belle del marketing degli eventi,a Rimini,durante il web marketing festival,alcuni guru della comunicazione ripetevano per l’ennesima volta gli stessi concetti,idee forse ormai superate e che dovrebbero essere riviste per il bene di tutti.

Non voglio creare polemiche sull’evento di Rimini,né tanto meno criticare chi è salito su quel palco per parlare di comunicazione digitale,ma voglio sottolineare come sia doveroso proporre nuove idee senza aver paura di sbagliare.

Sicuramente Dolce e Gabbana non hanno avuto timore di camminare tra la gente comune nonostante siano vip. Si sono fatti fotografare al porto tra i pescatori,a Napoli centro e durante le sfilate.

Le sfilate sono state organizzate tra i vicoli della città. Sedie ai bordi delle strade,colori e luci adeguati all’atmosfera del posto ed abiti che richiamavano la cultura di una città ricca di storia e tradizioni. Il tutto accompagnato da coriandoli e musica folkloristica.

In questa strategia non c’è nulla di stravagante e/o di geniale. C’è la semplicità di chi ha saputo adeguarsi al contesto partenopeo.

È proprio questo aspetto a rappresentare l’essenza del marketing:dobbiamo adeguarci ai contesti in cui operiamo.

Non possiamo proporre le stesse idee per le stesse aziende. Ogni attività ha la sua storia,le sue tradizioni,la sua community,le sue idee. Ogni azienda non può e non deve essere identica alle altre. Questo vale sia per il marketing tradizionale(non è morto come molti affermano)sia per la comunicazione digitale.

Il digital marketing sta vivendo,in Italia, un periodo di stagnazione proprio per l’omologazione delle idee. Ad esempio, non possiamo pretendere che Facebook valorizzi qualsiasi attività. Ci sono anche altri social che forse sono molto più utili del network di Mark.

Ma per alcuni professionisti,questo conta relativamente. Se l’idea non funzionasse,la colpa sarebbe dell’algoritmo o in alternativa si criticherebbe,sui gruppi tematici(su Facebook c’è un gruppo che fa questo dalla mattina alla sera) qualsiasi strategia proposta dalle aziende.

Ma se siete cosi bravi perché perdete il vostro tempo dietro ad una tastiera a criticare le idee altrui?. Agite,sperimentate e soprattutto analizzate le vostre idee.

Certamente Dolce e Gabbana non hanno criticato Fendi per aver creato una passerella nei pressi della Fontana di Trevi. Loro sono andati a Napoli e hanno scritto una nuova pagina di marketing. Loro hanno fatto marketing tra la gente.

Autore: Angelo Cerrone

Vivo una vita reale ed una 3.0. Tutto ciò che passa per le mie mani viene digitalizzato. Sono un digital and social media strategist ma anche un blogger. Scrivo post velenosi ma veritieri.

6 thoughts on “Fare marketing tra la gente. Il caso “Dolce e Gabbana”.”

  1. L’idea di D&G è fenomenale, come lo fu quella di Trussardi qualche mese fa, e che consisteva nel creare le musiche che accompagnavano le sfilate direttamente da musicisti scelti mediante provino telematico. I potenziali concorrenti inviavano una clip con la performance e i migliori sono stati scelti per la sfilata Uomo di Trussardi. Non solo. La direttrice artistica ha pensato bene di far indossare i vestiti della sfilata direttamente ai musicisti creando un connubio fra musica e moda, fra chi vive di musica e chi vive di moda. Certo, è lungi dalla genialata di D&G, ma conta che questi ultimi sono stati boicottati ultimamente per via di alcune affermazioni rilasciate da Stefano ad un giornale, in merito alle adozioni gay. Quindi, boicottati da gente del calibro come Elton Jhon non è poco. Quindi hanno dovuto obbligatoriamente trovare una strategia che facesse rivalutare la loro bravura. Come la pubblicità con la Loren, o quelle ambientate alla Sicilia degli anni passati, che ricorda quel profumo di famiglia, di amori puri… Insomma, sai cosa voglio dire!

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    1. Come sempre ottimo intervento. Purtroppo qui in Italia,la reputazione te la giochi per una dichiarazione e non sulle idee vincenti. Io credo che ciò che hanno fatto D&G sia irripetibile. Hanno valorizzato il loro brand,Napoli e tutta la sua cultura. Chapeau!

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      1. Come hanno valorizzato la Sicilia, che è la loro città natale. Hai mai visto in giro per le gioiellerie le ceramiche firmate D&G che riprendono le fantasie maioliche della città di Caltanissetta? Altro che vaso cinese.

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  2. proprio ieri ho ammirato in un negozio di D&G e la nuova collezione, splendida! Sono rimasta incantata dalla linea dedicata ai carretti siciliani.
    Bellissimo fare marketing tra la gente, sarebbe ancora più bello se il brand abbassasse un bel po’ i prezzi per dare la possibilità alla gente di acquistare qualcosina e non solo di guardare… Tra la gente, non per la gente, solo per un certo esclusivo mondo:peccato. Ieri rigiravo tra le mani una borsetta, piccola quanto un grande portafoglio, di lucertola, tutta colorata, bellissima: costo 4 mila euro!

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