Esperto “fai da te”?No sito internet?Ahi ahi ahi.

È ancora importante avere un sito internet di proprietà?

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Esperto fai da te_No sito internet_Ahi ahi ahi

Il titolo di questo post nasce da una pubblicità degli anni novanta dellAlpituor,tuor operator che ha scritto le pagine più belle del turismo internazionale.

A distanza di vent’anni ho voluto riprendere quello slogan per adattarlo al contesto del web marketing e in particolare sulle modalità operative dei“cuggini”di turno.

Ho già parlato diverse volte della figura del“cuggino”e delle sue conoscenze digitali,ed alcuni mesi fa ho avuto l’onore di intervistare questo professionista per comprendere i segreti del suo lavoro(leggi qui).

Ma nonostante la buona volontà di questi esperti “fai da te”,spesso le loro strategie sono macchiate da errori cosi grossolani che farebbero rabbrividire chiunque.

Uno degli errori più comuni è quello di non integrare un sito internet,o un blog aziendale, con i social network prescelti in fase di pianificazione in quanto costoro ritengono che investire su un sito di proprietà sia controproducente.

Se da un lato Facebook sta sperimentando per le proprie pagine un nuovo layout che rivoluzionerà il web design(leggi qui)dall’altro lato, il social di Mark Zuckerberg ma anche gli altri network sono diventati poco affidabili.

Infatti negli ultimi mesi,il numero di segnalazioni,di blocchi temporanei o addirittura di rimozione delle pagine aziendali(ma anche di profili personali)è aumentato sensibilmente causando danni consistenti per chi usa i social per lavoro.

Vista l’inefficienza dei centri di assistenza,il sito internet ritorna prepotentemente ad essere uno strumento di comunicazione sicuro ed affidabile e soprattutto un supporto utilissimo per condividere contenuti ed informazioni aziendali.

Il sito internet rappresenta la base della piramide del digital marketing. Senza di esso qualsiasi strategia o idea verrebbe meno. Non ci sarebbe spazio per le landing page da collegare all’Advertising sui social oppure sarebbe impossibile indicizzare e posizionare la propria attività sui principali motori di ricerca.

Inoltre le attività commerciali prive di una pagina web di proprietà non avrebbero la possibilità di promuovere i propri prodotti e/o servizi mediante Google Adwords e di condividere i post del proprio blog sugli altri social network qualora si affidassero esclusivamente a Note.

Una perdita di visibilità non indifferente visto che la consultazione delle informazioni sui motori di ricerca continua ad essere una delle procedure più amate dai navigatori di tutto il mondo.

Infine chi opta per un sito internet di proprietà ha la possibilità di raccogliere dati e di sviluppare strategie personalizzate in modalità del tutto gratuita. Invece come ho già scritto in questo articolo(leggi qui)Facebook mette a disposizione dei propri utenti un modulo per acquisire nuovi clienti e soprattutto nuovi dati. Ma per attivarlo bisogna pagare. Dunque siamo ancora sicuri che avere un sito internet di proprietà sia controproducente?

Autore: Angelo Cerrone

Vivo una vita reale ed una 3.0. Tutto ciò che passa per le mie mani viene digitalizzato. Sono un digital and social media strategist ma anche un blogger. Autore dell' ebook: "Come gestire l'assistenza clienti con Whatsapp".

2 thoughts on “Esperto “fai da te”?No sito internet?Ahi ahi ahi.”

  1. Caro Angelo,

    quanta saggezza nelle tue parole.

    Quello che racconti spiega bene la grande diffidenza che le aziende hanno nei confronti del mondo di Internet.

    I danni che i “cuggini” fanno non solo si riverberano sulle aziende che si affidano a loro, ma anche sull’economia dell’intero Paese riducendone il PIL.

    Abbiamo bisogno di più imprese online per far fare il salto di qualità all’Italia e spingere le Telecom ad investire sullo sviluppo della banda larga ma se non si crea la domanda da parte delle aziende e dei professionisti gli investimenti in questa direzione non partiranno mai.

    Liked by 1 persona

    1. I primi segnali di una digitalizzazione delle imprese si stanno affermando in Italia ma il ritardo competitivo rispetto alle imprese europee ed internazionali è molto evidente. Domanda ed offerta devono trovare un equilibrio costante che consentirà nei prossimi anni di perfezionare questo processo sempre più fondamentale per la sopravvivenze delle stesse aziende.

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